Duemila bottiglie, un fazzoletto di vigna e oltre due secoli di memoria contadina. Nel cuore del Chianti Classico, Il Campino dimostra che la grandezza di una storia non si misura in ettari.
Dal 1814: una storia prima ancora di una cantina
La storia de Il Campino comincia ben prima della sua fondazione. La famiglia Benelli documenta la propria presenza nel Chianti dal 1814, quando lavorava come famiglia di mezzadri.
A testimoniarlo ci sono i libretti colonici: registri nei quali il capofamiglia annotava i conti del podere e, alla fine dell'anno, si stabiliva la divisione del raccolto con il proprietario.
Nel 1969, dopo una lunga storia di spostamenti da un podere all'altro, Primo Benelli acquistò il podere di Mondiglia, a Monsanto.
Quel gesto segnò il passaggio da mezzadro a coltivatore diretto e diede forma all'azienda che conosciamo oggi.
La continuità ha un volto
Dopo Primo Benelli, è stato Antonio Benelli a prendere le redini del Campino, custodendo il vigneto e dando continuità al lavoro iniziato dalla famiglia.
La sua esperienza si legge nei gesti ripetuti stagione dopo stagione: la potatura, l'osservazione delle piante, il rispetto per i tempi della campagna.
Antonio ha fatto qualcosa di ancora più importante che portare avanti l'azienda: ha tramandato il proprio sapere alle generazioni successive.
Le tecniche, le scelte e l'attenzione per ogni vite non restano soltanto un ricordo, ma diventano un'eredità viva.
È così che la storia del Campino continua, senza perdere il legame con le proprie radici.
Un fazzoletto di terra esposto al sole
A Monsanto, nel comune di Barberino Tavarnelle, la vigna si trova sul versante orientale della collina, in una posizione che in Toscana si definisce solatìo: un luogo generosamente esposto alla luce.
Il sito della cantina descrive circa 5.000 m² di vigneto; la scheda di un'annata fa riferimento a 3.000 m² destinati alla selezione. In ogni caso, parliamo di una superficie davvero piccola.
Il patrimonio varietale è profondamente chiantigiano: circa 90% Sangiovese, accompagnato da Canaiolo, Malvasia nera e Colorino.
L'allevamento è a cordone speronato, con interventi manuali e una selezione dei grappoli particolarmente attenta.
Duemila bottiglie. E una firma per ciascuna.
La produzione dichiarata dalla cantina è di circa 2.000 bottiglie all'anno.
Non una tiratura industriale, ma una quantità che consente una selezione rigorosa dell'uva e un'attenzione personale al risultato.
Le bottiglie vengono autografate a mano da Antonio Benelli.
Il vino affina in botti di rovere da 225 litri, seguendo tempi e scelte che variano in base all'annata.
Anche per questo alcune vendemmie meritano di essere ricordate in modo speciale.
La Riserva 2020: quando si sceglie di aspettare
La Chianti Classico Riserva 2020 rappresenta una scelta fuori dall'ordinario per una realtà così piccola.
Secondo la cantina, dal 1969 è stata prodotta una Riserva soltanto tre volte.
Per la vendemmia 2020, ritenuta particolarmente riuscita, la famiglia ha scelto di prolungare la permanenza del vino nelle barrique di 12 mesi rispetto al consueto, rinunciando a parte della normale programmazione produttiva.
Il risultato viene descritto dalla cantina come più complesso, con un colore che tende al granato.
Il Campino in breve
- Territorio: Monsanto, Barberino Tavarnelle, Chianti Classico.
- Radici familiari: documentate dal 1814.
- Fondazione dell'azienda: 1969, con Primo Benelli.
- Vigneto: circa 5.000 m² dichiarati sul sito ufficiale.
- Uve: circa 90% Sangiovese; Canaiolo, Malvasia nera e Colorino.
- Produzione: circa 2.000 bottiglie firmate a mano.
Perché raccontiamo Il Campino
Noi di Sorsi dal Mondo cerchiamo vini che non siano intercambiabili.
Il Campino ci interessa perché in poche bottiglie racchiude qualcosa che non si può replicare su larga scala: documenti di famiglia, memoria agricola, un piccolo vigneto e la volontà di rispettarne i tempi.
Da un podere acquistato nel 1969 a una Riserva prodotta soltanto nelle annate più speciali, questa è una storia che merita di essere conosciuta prima ancora di stappare una bottiglia.
Un piccolo vigneto. Una grande eredità.
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